le botteghe color cannella
A quell'ora tarda restano talvolta ancora aperte alcune di quelle botteghe singolari e tanto attraenti di cui ci si dimentica nei giorni comuni. Io le chiamerei botteghe di cannella, dal colore delle brune boiseries che le rivestono. Quei negozi così nobili, ancora aperti a notte inoltrata, erano sempre stati oggetti di fervidi sogni. Fiocamente illuminati, scuri e solenni, i loro interni odoravano intensamente di vernici, lacca, incenso, aromi di terre lontane e merci rare. (Bruno Schulz)

giovedì, ottobre 15, 2009

L'autunno è arrivato di colpo con la sua sferzata di freddo. Un giorno prima che le temperature si abbassassero ho trovato su una bancarella una vecchia edizione di poesie del mio amato Apollinaire e la prima che ho letto aprendolo a caso era il mio personale e tiepido presagio.

L'autunno malato

Autunno infermo e adorato
tu morirai quando la bora
soffierà nei roseti
quando avrà nevicato 
sui frutteti

Povero autunno
muori in candore e in ricchezza 
di neve e frutta mature

All'orizzonte
volteggiano gli sparvieri
sulle onde sciocchine, verdi i capelli e nane,
che amato non hanno
mai

Nelle radure lontane
i cervi bramire ascolterai

E come amo, o stagione, come amo i rumori tuoi
i frutti che cadono senza che alcuno li colga
il vento e la foresta che piangono
finché lacrime hanno, d'autunno, a foglia
a foglia

Le foglie
fragili al piede
un treno 
che corre
la vita
scorre

(Guillaume Apollinaire)



postato da: VictoriaLewis | 17:35 | commenti

domenica, ottobre 04, 2009

torno in punta di piedi. 
dal volontario esilio romano assisto alle rovine della mia città e non posso fare niente. non avrei potuto far niente nemmeno se abitassi ancora lì, mi dico, eppure sulle macerie dei ricordi sbuca l'ombra di un senso di colpa. l'unico collegamento possibile lo vedo nelle piccole cose: imparo a fare il pane a casa. leggo più del solito. provo a ricominciare a scrivere qui, e altrove con più insistenza. grazie a tutti quelli che sono passati di qui in questi mesi, una casetta il cui primo mattone è stato messo - addirittura - nel 2003. tornare mi sembra il minimo.

*VicL*

Santo cielo, come si fa a scrivere un romanzo? Voglio dire, come è possibile non perdere il filo del racconto, se si è anche solo minimamente sensibili al significato delle cose?

John Bart, L'opera galleggiante, minimum fax, trad. di Henry Fust e Martina Testa

postato da: VictoriaLewis | 18:32 | commenti (5)

altri ritagli, dalle botteghe di ms lewis

sabato, gennaio 03, 2009

2009

la verità è che a chi mi chiede dove sono non so rispondere per bene. sono un po' ovunque a battagliare e disquisire su libri, cose, film, ancora cose, organizzazioni di cose. a un certo punto si è aperto un vortice e ci sono saltata dentro con tutte le scarpe (in raso di velluto, nere, con la cintina e il tacchetto). non ho nessuna intenzione di chiudere il blog, avrei voluto mettere stand by ma mi sembrava poco elegante. contraddittoria come sono, subito dopo avrei ricominciato a scrivere. la verità è che ormai scrivo in molte occasioni e questo spazio, che era nato come un ritaglio del mio diario, ora è qualcos'altro. poco male. bisogna avere il senso del momento.
circa me: ho attraversato a nuoto il 2008 e ora eccomi dall'altra parte. tutto bene, tutto vecchio, tutto nuovo.
sono pensosa e leggerissima e accanto ho un principe azzurro.
per ora va bene così.

*VicL*

postato da: VictoriaLewis | 10:41 | commenti (13)

dalle botteghe di ms lewis

martedì, novembre 18, 2008

(dell'amore frainteso e dissipato)

Che ore nere devi aver passato,
ore per dire anni, dire vita,
fino a questo novembre disperato
di vento freddo, di fronda ingiallita,
padre ingiallito, come fronda al fiato
di tutto il vento freddo della vita,
dell'amore frainteso e dissipato,
dell'amore che non ti è stato dato.

Patrizia Valduga, Requiem

postato da: VictoriaLewis | 08:49 | commenti (6)

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mercoledì, novembre 12, 2008

pulizie di primavera
(che io non faccio ma se le facessi le farei così)

Ogni primavera faccio le pulizie generali alla mia libreria e elimino i libri che non rileggerò mai più, come elimino i vecchi vestiti che so che non indosserò mai più. E tutti si scandalizzano molto per questo. I miei amici sono strani con i libri. Leggono tutti i best seller, li divorano il più velocemente possibile, penso che saltino un sacco di pagine. E non rileggono MAI nulla una sola parola. Eppure, se mi vedono buttare un libro nel cestino o darlo via si scandalizzano profondamente. Secondo loro compri un libro, lo leggi, lo metti nella libreria, non lo riapri più per il resto dei tuoi giorni, ma NON LO BUTTI VIA! SOPRATTUTTO SE HA UNA COPERTINA RIGIDA! E perché mai? Personalmente non riesco a immaginare nulla di meno sacrosanto di un libro brutto o addirittura di un libro mediocre.

Helene Hanff, 84, Charing Cross Road, Archinto

postato da: VictoriaLewis | 10:01 | commenti (8)

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lunedì, ottobre 27, 2008

La prova di un'intelligenza di prim'ordine è la capacità di serbare nella mente due idee opposte, e nonostante questo continuare a funzionare.

Francis Scott Fitzgerald (da Nuotare sott'acqua e trattenere il fiato, Minimum Fax)

postato da: VictoriaLewis | 12:40 | commenti (3)

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domenica, ottobre 19, 2008

la semplice verità di un buon libro

È molto semplice per i presidi di collegi sfoggiare i loro scaffali da cinque piedi di grande letteratura, e per gli editori far pubblicità ai loro classici rilegati in tela, ma quello di cui ha bisogno la gente è materiale buono, casalingo, onesto; qualcosa che entri loro nel sangue, che li faccia ridere e provare nausea al pensiero della piccolezza di questo globo rotante nello spazio, senza concludere un fico secco.

Christopher Morley, Il Parnaso ambulante

postato da: VictoriaLewis | 12:03 | commenti (4)

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domenica, ottobre 12, 2008

(straordinaria sintesi della poesia)

Tenda rossa

Possibile una presenza dall'assenza
era là tra le mille percezioni
nell'attesa di un fischio
di un richiamo e si è salvata

La persistenza prende forma
nei suoi contorni la notizia
è di cronaca e ha un nome
cavato dal giardino dell'archivio
della mente umana - Otto anni
e mio padre col giornale in mano

Nelo Risi, Né il giorno né l'ora

postato da: VictoriaLewis | 18:07 | commenti (4)

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martedì, settembre 09, 2008

il mare colore del vino
(per Marco)

"Che mare! E dove c'è un mare così?". "Sembra vino" disse Nenè. "Vino?" fece il professore perplesso. "Io non so questo bambino come veda i colori: come se ancora non li conoscesse. A voi sembra colore di vino, questo mare?".
"Non so: ma mi pare ci sia qualche vena rossastra" disse la ragazza. "L'ho sentito dire, o l'ho letto da qualche parte: il mare colore del vino" disse l'ingegnere.
"Qualche poeta l'avrà magari scritto, ma io un mare colore del vino non l'ho mai visto" disse il professore; e a Nenè spiegò: "Vedi: qui sotto, vicino agli scogli, il mare è verde; più lontano è azzurro, azzurro cupo".
"A me sembra vino" disse il bambino, con sicurezza.


Leonardo Sciascia

postato da: VictoriaLewis | 19:34 | commenti (7)

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venerdì, agosto 22, 2008

l'estate del nostro (dis)incanto

l'estate che ci siamo concessi l'estero, il mare e la montagna in ordine sparso e continuativo. che siamo tornati con la macchina stipata di roba, tipo famiglia degli anni ottanta. che siamo andati su e giù per l'italia in controtendenza e scivolavamo sulla salerno-reggio calabria (nonostante il ponte a lagonegro). che ti ho presentato i miei parenti e mia nonna ti ha trovato adorabile anche se non ha capito che lavoro fai. che ho abbracciato i tuoi parenti e fatto commuovere tuo papà solo perché gli chiedevo di portarmi il caffè a letto. che siamo andati a trovare il mio che riposa sul mare. che siamo stati a più di mille metri d'altezza e poi nella spiaggia più blu d'italia. l'estate che ero piena di collanine e ancora compravo orecchini sul lungomare. l'estate dell'idraulico a ferragosto, della granita sempre a pranzo e la pizza tutte le sere, delle vecchie lettere che ti leggevo prima di addormentarci. l'estate che hai ripreso a leggere la narrativa italiana e non la smettevi di più di volerla commentare. l'estate che non voleva iniziare perché io dovevo scrivere e poi non voleva finire contando le ore che ci avrebbero separati. l'estate dei bacetti e di vùattene via, dei litigi veri e dell'amore da morire. quell'estate, l'estate 2008, che per quanto mi sforzo di mettere a fuoco, c'eravamo soltanto noi due.

*VicL*

postato da: VictoriaLewis | 23:45 | commenti (18)

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